Le cause del declino italiano: onore alla realtà

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In questo articolo farò piazza pulita di tutti i pregiudizi sull’economia italiana e mostrerò come la teoria economica liberista è tra le maggiori cause del declino italiano.

Le verità sono tante e ognuno ha la sua ma la realtà è una sola per tutti. Siamo italiani, siamo indegni e per questo meritiamo il vincolo esterno, i sacrifici e le sofferenze. Non è vero. Cominciamo con due giri di campo per scaldarci i neuroni. Due economisti tedeschi fanno a pezzi i pregiudizi sull’ecomia italiana. Un raro esempio di onestà intellettuale, qualità che io apprezzo moltissimo nelle persone perché è veramente, veramente rara trovarla in giro.

Sapere e capire, non sono la stessa cosa

Le cause del declino italiano derivano in minima parte da:

– corruzione;
– evasione fiscale;
– raccomandazioni;
– altre malversazioni.

e in massima parte da:

– divorzio tra tesoro e Banca d’Italia del 1981;
– SME (sistema monetario europeo);
– avanzo primario dal 1992;
– euro.

Affermare il contrario è come dire che la colpa della povertà in guerra è di chi fa borsa nera.

Rubare ed evadere su 100 non è un problema quando quello che servirebbe sono 1000 perché le crisi economiche sono dovute a rarefazione monetaria e il denaro circola casualmente nell’economia, compreso quello guadagnato in modo illegale.

Se invece ancora non lo hai capito……

<<Lo scopo di studiare economia non è quello di acquisire un insieme di risposte prestabilite ai quesiti economici, ma di imparare come evitare di essere raggirati dagli economisti>>
(Joan Robinson – Economista)

<<I libri non servono per sapere ma per pensare>>
(Umberto Galimberti)

<<Erudito è chi sa, colto chi capisce>>
(Roberto Gervaso)

<<Non esiste altro peccato che la stupidità>>
(Oscar Wilde).

La macroeconomia è una materia che va capita. E come si capisce? Pensando che le cose non vanno in un’unica direzione ma producono sempre effetti di segno doppio. Un pò come la partita doppia in contabilità. Essere un contabile mi ha aiutato molto a capire perché nella contabilità si registra la realtà delle transazioni economiche dove il mio credito è il tuo debito, il mio incasso è la tua spesa, il mio guadagno è la tua perdita.

Per tutto l’articolo deve ricordarti che le cose hanno una aspetto doppio. Vuoi capire le cause del declino italiano? Questo è il metodo. Non la chiacchiera da bar, non le teorie liberiste che funzioneranno nel “lungo periodo” ovvero nell’anno del mai.

Le leve principali della macro economia sono:

  • spesa pubblica;
  • tassazione;
  • tasso di interesse;
  • svalutazione\rivalutazione della moneta negli scambi esteri.

Che si traducono in domanda di: [6]

  • consumo;
  • investimenti;
  • spesa pubblica;
  • domanda da esportazione.

Non puoi agire su queste leve sempre nello stesso modo e aspettarti che le cose vadano bene per sempre (aspetto doppio).

Al contrario, il liberismo sostiene che nel lungo periodo  il mercato vada in equilibrio da solo. Non è vero. Non solo non c’è prova scientifica ma sembra proprio che, a partire dagli anni 80, ci sia prova empirica del contrario. Lo spiegherò alla fine.

Io non ho titoli, solo letture e riflessioni. E ti garantisco che bastano se sai come e dove guardare poiché <<I luoghi comuni sono i più affollati>> (Roberto Gervaso).

Non sono “complottista”, non sono di “destra” o di “sinistra” e non voto per nessun partito presente attualmente in parlamento. Così sgombriamo subito il campo prima di cominciare. A meno che l’ex ministro della giustizia Orlando (PD) non sia più complottista di me. [10]

Il linguaggio che userò è semplice, quasi da bar, perché questo articolo confuta “la dotta ignoranza” di certo giornalismo ed economicismo scientista e liberista, oggi molto in voga nelle università e nei media.

Tra le varie risorse che indico in bibliografia ti consiglio di leggere e vedere assolutamente il libro di cui al [1] e i filmati di cui ai punti [7], [8], [9], [11].

Due parole sui protagonisti dei filmati

Morte e resurrezione di Keynes [6]
Julián Pavón economista e accademico spagnolo.

Zibordi spara a zero sul debito pubblico [7]
Giovanni Zibordi, dottorato in economia, consulente finanziario da oltre 20 anni.

Modelli di capitalismo dal dopoguerra a oggi [8]
Summit MMT – Nino Galloni: Il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia [9]
Nino Galloni, economista, ricercatore universitario e funzionario pubblico. Come Mario Draghi, allievo del grande economista italiano Federico Caffè. Alto funzionario del Ministero del tesoro e di quello del lavoro, ha ricoperto importanti incarichi anche in altre amministrazioni pubbliche. Figlio di Giovanni Galloni, giurista,
politico e accademico italiano, vicepresidente del CSM, amico personale di Aldo Moro.

Il Ministro Andrea Orlando (Pd) confessa: Governo ricattato dalla BCE sul Pareggio di Bilancio [10]
Andrea Orlando, politico (PD). E’ stato ministro della giustizia nel governo Monti.

– Ostaggi della follia economica [11]
Guido Grossi, ex responsabile dei mercati finanziari della BNL (Banca Nazionale del Lavoro)

– COSE CHE NON VI RACCONTANO DI CHARLES DARWIN – Enzo Pennetta [12]
– QUESTO TU SEI PER LORO: MERCE DA SCAFFALE – Enzo Pennetta [13]
Enzo Pennetta, biologo e saggista.

AMATO CONFESSA: ECCO COME VI ABBIAMO PORTATO NELL’EURO! FOLLIA PURA! [15]
Giuliano Amato. Non ha bisogno di presentazioni.

Le risorse linkate nel testo sono anche riportate in Bibliografia e risorse

Il mostro del debito pubblico

Il debito pubblico italiano cominciò a schizzare alla stelle dopo il 1981 a seguito del cd. “divorzio” tra la Banca d’Italia e il Ministero del tesoro, quando la prima non ebbe più l’obbligo (ma solo la facoltà) di comprare i titoli di stato al tasso fissato dal Ministero del Tesoro.

Da quel momento, lo stato dovette collocare i titoli sul “mercato” bancario, il quale chiese il suo tasso di interesse a seconda delle sue convenienze. Da allora, gli italiani cominciarono a pagare caro per una cosa che prima lo stato gestiva per legge a suo vantaggio. Questa è stata la prima delle cause del declino italiano.

Artefici del divorzio furono Beniamino Andreatta, allora ministro del tesoro e Carlo Azeglio Ciampi governatore della Banca. d’Italia. La decisione non fu discussa in parlamento e la cosa si risolse con uno scambio epistolare.[1][9]

La colpa del grande debito non fu di Craxi & Co. Il debito si impennò per via degli interessi e non per gli “sprechi”. Ecco il grafico della realtà.

La teoria della banca centrale indipendente nasce negli anni 70 come risposta all’inflazione. In Europa la teoria è stata portata alle estreme conseguenze.[15]  Oggi i paesi dell’euro hanno rinunciato alla sovranità monetaria. Chi di loro riesce bene nelle esportazioni (Germania e suoi satelliti) si appropria dei soldi degli altri, chi riesce male, deve chiedere soldi al “mercato” al tasso stabilito dal mercato stesso  e dalle sue convenienze. Ma il cittadino non ha votato il mercato.

Ma adesso ti spiego bene:

  • cos’è il debito pubblico;
  • perché esiste;
  • come funziona;
  • il ruolo del tasso di interesse.

Il debito pubblico è sempre un debito finto per un paese che ha moneta sovrana. [12][15]

Se lo stato spende, privati e aziende incassano e se lo stato spende più di quanto incassa con le tasse (cioè spende a deficit) , i privati si ritrovano con più soldi nei loro conti correnti. E’ una cosa buona per i privati incassare soldi creati da nulla giusto?

I conti correnti, per le banche, sono passività nei loro bilanci. Sono moneta che le banche voglio e debbono trasformare in attività (rivendere come prestiti). Ci sei?

Tuttavia, quando l’economia cresce, sale anche l’inflazione e i risparmi perdono valore. Ok? Per ovviare a questo fatto è meglio offrire una forma di investimento sicura, nella quale, privati e banche, possono mantenere il valore delle loro riserve.

Ecco che lo stratagemma è rappresentato proprio dal titolo del debito pubblico. Questi titoli servono per allocare il risparmio. Non è vero quindi che lo stato deve emettere titoli per avere i soldi da poter spendere. Questo accade per l’Italia e per gli altri paesi che usano l’euro, una moneta che loro non emettono.

Il debito pubblico del Giappone è del 250% il PIL, eppure fino agli anni 80, il Giappone non emetteva titoli. La banca centrale stampava moneta e la dava allo stato. Lo stato faceva deficit (spendeva più di quanto incassava con le tasse) ma non faceva debito [7].

Quando ci sono molti risparmi sui conti correnti delle banche, lo stato può emettere titoli per farsi prestare i soldi da spendere piuttosto che stamparne altri. I risparmi fermi sono improduttivi, i soldi non spesi non creano valore. Alla scadenza del titolo, se qualcuno rivuole i soldi e lo stato non li ha in quel momento, non c’è problema, lo stato se li fa stampare dalla banca centrale. E fine dei giochi.

Il titolo del debito pubblico ha una cosa importantissima: un tasso di interesse. Questo tasso determina la differenza tra solvibilità di un sistema (che c’è sempre perché il denaro si emette dal nulla) e sostenibilità del sistema che è un’altra cosa e non è scontata.

La cause del declino italiano non sono moralistiche e semplicistiche ma vanno approfondite con onestà intellettuale e senza pregiudizi e il debito pubblico non può essere compreso in pieno senza parlare del tasso di interesse.

Il tasso di interesse

Ti sembrerà incredibile ma la maggior parte del denaro in circolazione non è stato stampato dallo stato ma creato dalle banche attraverso i prestiti. Spiegartelo qui è troppo lungo, sto scrivendo un articolo non un libro.

I prestiti hanno un tasso. Se il tasso è basso ci sono più prestiti (quindi si crea più moneta), se è alto ce ne sono di meno, di conseguenza c’è meno moneta in circolazione.

Come governava il tasso la Banca d’Italia prima del 1981?

Tutte le banche, anche oggi, hanno l’obbligo di mantenere delle riserve in specifici conti presso la banca centrale. La riserva:

  • è una percentuale sui depositi;
  • può essere tenuta anche in titoli di stato.

Quando una banca commerciale ha un eccesso di riserva rispetto al limite legale ha un problema perché i soldi non si tengono fermi. Il mestiere della banca è impiegare il denaro per guadagnarne altro. Il guadagno della banca non è nel rimborso della quota capitale di un prestito ma è nella differenza tra i tassi passivi pagati alla clientela e quelli attivi richiesti ai debitori.

Una banca ha quindi tre scelte:[1]

  • tenere i soldi sul conto presso la Banca d’Italia ad un tasso molto basso (per es. 0,5%);
  • prestarli ad un’altra banca ad un tasso decisamente più alto (tasso interbancario);
  • comprare titoli di stato.

Regolare i tassi dei titoli di stato significa quindi guidare la scelta delle banche commerciali e di conseguenza influenzare gli altri tassi e influire sulla quantità di moneta in circolazione.

Se la Banca d’Italia prima del 1981, non avesse offerto titoli, le banche avrebbero potuto solo prestarsi a vicenda gli eccessi di riserva. Tuttavia se il sistema bancario fosse stato, nel suo insieme, in un eccesso di riserva, nessuno avrebbe chiesto prestiti a nessun altro, con la conseguenza che il tasso interbancario sarebbe franato, rovinando il mercato dei prestiti interbancari e distruggendo uno dei canali di guadagno delle banche.

Con i titoli di stato invece, il banchiere centrale manteneva in vita il senso del mercato interbancario, favorendo la liquidità e la solvibilità delle banche e influendo sui tassi di interesse.

In fondo ci guadagnava anche la collettività perché, ricordiamolo; parliamo di spesa pubblica cioè spesa per la collettività e la maggior parte del denaro in circolazione, ricordiamolo, è creato del credito bancario non dall’emissione dello stato.

Per ragguagli: Così si finanziava la Banca d’Italia prima del 1981 [1] [1.1]

 

La svalutazione della liretta

Uno dei miti più incrostati: l’Italietta della liretta super svalutata. Le cause del declino italiano sono spesso imputate all’eccessiva svalutazione della lira.

Prima di tutto diciamo che negli anni sessanta la lira godeva di ottima reputazione internazionale come trovi scritto in questo articolo  [4].

Il valore della valuta negli scambi con l’estero rappresenta la sua rivalutazione o svalutazione. Questo valore è determinato dalla domanda e dall’offerta della valuta stessa negli scambi commerciali e finanziari internazionali.

Stai attento: ho scritto dalla domanda e dall’offerta. Quindi a volte ci sono circostanze che influenzano la domanda e altre volte l’offerta. Devi capire in che situazioni sei, devi sapere cosa fare. Perché stiamo parlando di una leva importante della macroeconomia.

Se un paese esporta beni e servizi e importa capitali la sua moneta viene domandata dall’estero. Al contrario viene offerta.

Quando la moneta perde valore rispetto ad un’altra o ad altre si dice che essa si svaluta. Svalutare implica che i beni prodotti in uno stato, all’estero, costano meno perciò (a parità di altre condizioni) crescono le esportazioni.

Quando aumentano le esportazioni la moneta straniera viene di nuovo scambiata con la moneta degli altri paesi; il paese che ha la moneta svalutata aumenta le riserve in moneta straniera che gli serviranno per pagare le importazioni e così le cose invertiranno la rotta verso un equilibrio dei tassi di cambio.

Non sempre si raggiunge l’equilibrio, soprattutto in tempi utili ma questa è la tendenza quando il tasso di cambio viene lasciato libero di fluttuare.

Se invece il cambio è fisso come con l’euro o semifisso come era con lo SME (sistema monetario europeo) la fluttuazione non esiste e il discorso cambia di brutto.

Un paese che ha bisogno di moneta straniera per pagare le importazioni deve fare scelte pericolose:

  • svalutare il lavoro per abbassare i costi di produzione di beni e servizi per poter esportare;
  • aumentare i tassi di interesse sui propri titoli di stato per attirare capitali stranieri e avere le riserve di moneta estera con le quali pagare le importazioni;
  • tagliare la spesa pubblica in modo che ci siano meno soldi in giro (quindi più povertà) in modo da scoraggiare le importazioni dall’estero (ricetta Monti).

Offrire i titolo di stato ad investitori  stranieri significa pagare a questi ultimi gli interessi. Ed è quello che è avvenuto con noi. Quando la lira svalutava i nostri titoli non li volevano all’estero [7].

Ma poi con lo SME la svalutazione è diminuita sensibilmente, gli stranieri hanno acquistato i titoli e in pochi anni sono usciti dall’Italia miliardi e miliardi di euro (prodotto con il lavoro degli italiani) diretti nelle tasche straniere. [7]

I titoli di stato italiani hanno offerto i tassi di interesse più alti al mondo. [7]

L’Italia è un paese povero di materie prime. Ha solo il lavoro quindi deve fare incetta di moneta straniera per pagare le importazioni. Come il Giappone. Ok? Ricordi quello che ho scritto prima? Con la svalutazione\rivalutazione  devi capire in che situazione sei, perché devi sapere cosa fare. Perché stiamo parlando di una delle leve della macroeconomia e non parliamo del diavolo.

Anche l’eurone è stato svalutato del 30% e siamo ancora vivi. Solo da allora, se non erro, le nostre esportazioni hanno ripreso fiato. Complice anche il crollo del costo del petrolio sui mercati internazionali.

Le cause del declino italiano sono inaspettate per chi si è sempre abbeverato alla propaganda liberista. Ma allora perché la Germania è stata più brava di noi? Perché i suoi prodotti hanno un tecnologia superiore? Non è forse anche questa una delle cause del declino italiano?

No. Non esiste un mondo di soli numeri uno. I prodotti tedeschi sono di altissima qualità è vero ma la qualità costa. Come facevano allora ad esportarli e come fanno ora? Così:

  • l’Italia non ha svalutato poi così tanto visto che è stata per tanti anni sotto SME; (1979–1998)
  • la Germania ha guadagnato grazie al “differenziale di inflazione” che è uno “sostituito” della svalutazione [1];
  • l’euro è un marco svalutato;
  • la Germania ha fatto le “riforme” sul lavoro abbassando i salari (es. minijobs).

I miracoli non esistono, a tutto c’è spiegazione, a patto di guardare l’aspetto doppio delle cose.

 

Le cause del declino italiano: l’inflazione

Quando l’economia cresce e la disoccupazione cala, l’inflazione sale. Detto altrimenti, se vuoi farti la pasta devi portare per forza l’acqua a 100 gradi.

Quando hai inflazione fino al 9% devi vedere a che livello di disoccupazione sei. Quindi una parte dell’inflazione non solo è inevitabile ma è sintomo di buona salute economica.

Negli anni 70 e primi anni 80 l’inflazione era alta in tutto il mondo e spesso a due cifre. In Italia è ritornata a una cifra negli anni 80 con il governo Craxi che se ne prese il merito. A torto.

In realtà, ad oggi, io devo ancora sentire un economista liberista o un giornalista mainstream che mi dica esattamente, esattamente, quanta parte dell’inflazione a due cifre, in Italia, fu causata dalle crisi petrolifere del 73 e del 79 e quanta parte fu causata dall’eccesso di emissione monetaria. Se consideriamo anche che la Banca d’Italia, in 50 anni, non ha mai fatto politiche espansive smodate.

La spesa pubblica italiana dal dopoguerra è nella media Ue.

Nel 59 e nel 64 la liretta vinse l’oscar delle monete assegnato dal Financial Times. [4]

Io conosco questo grafico:

Fonte Wikipedia [5.1]

Inoltre, i lavoratori italiani negli anni 70 avevano i salari indicizzati (scala mobile) e le retribuzioni……..

crescevano oltre l’inflazione [4].

Terminati gli effetti delle crisi petrolifere del 73 e del 79, finì anche l’inflazione a due cifre. In Italia e altrove. Baciato il santo, finita la festa.

Ci sarebbero altre cose da dire degli anni 70 ma forse lo farò in un altro post.

Qui mi preme solo smentire le solite chiacchiere su liretta, corruzione, l’evasione. Le cose non andarono affatto così.

Corruzione ed evasione, i flagelli dell’Italietta

Senti dire spesso che le cause del declino italiano sono:

  • corruzione;
  • evasione fiscale;
  • raccomandazioni;
  • sprechi e malversazioni varie.

Sono cause di inefficienza nel governo, declino dei costumi, sperequazione socio economica ma solo in minima parte sono cause del declino economico italiano. Il motivo è semplice e si spiega con la partita doppia.

L’evasione e la corruzione, nel nostro paese,  sono diffusi. Non sono pratiche di pochi soggetti che intascano miliardi togliendoli dalla circolazione. Se così fosse, allora si, ci sarebbe un problema, ma la situazione è diversa perché le “crisi” sono dovute a rarefazione monetaria.

Quanta parte dei miliardi di corruzione all’anno, sparisce dalla circolazione? Quanti miliardi di evasione fiscale spariscono dalla circolazione?

Nessuno “mangia” i soldi. Nessuno li brucia. La mazzetta, l’evasione fiscale sono un reddito per chi lo percepisce e come tale viene rispeso nell’economia e torna in circolo in modo legale e arricchisce il sistema.

Come tutti i redditi, una parte viene spesa e torna nell’economia, e una parte viene risparmiata, diminuendo il debito privato.

L’aumento del debito privato, a sua volta è causa di:

  • declino del potere d’acquisto della persone;
  • instabilità del sistema economico;
  • disuguaglianze sociali.

Il debito privato inoltre comporta:

  • pagamento di interessi;
  • sofferenze bancarie;
  • cause di recupero;
  • utilizzo di derivati a copertura del rischio per chi presta.

Non sono a favore dei ladri e degli evasori. Sia chiaro. Ai corrotti e ai corruttori taglierei le mani, ai grandi evasori lascerei loro solo gli occhi per piangere dopo la confisca di tutti i loro beni.

Tuttavia quanta parte dei soldi dell’evasione e della corruzione sparisce dalla circolazione? Dove sono i dati di questa sparizione? Quanto debito privato viene meno con la parte risparmiata di questi soldi?  Perché i giornalisti moralisti, gli economisti liberisti, non divulgano questi dati?

Perché non mi fanno vedere il registro in partita doppia degli effetti completi di corruzione ed evasione sull’economia nel suo complesso?

Gli effetti reali della corruzione sul debito pubblico e sulla crescita sono quasi nulli [3]

Pensiamoci bene. L’evasione fiscale, per esempio, è capillare e diffusa. Ma l’Italia è l’unico paese al mondo che ha un avanzo primario dal 1992 [5]. Vale a dire che  lo stato italiano tassa (e incassa) più di quanto spend,e al netto degli interessi su debito.

Risultato: un trilione di euro tolto all’economia italiana. Altro che aver vissuto sopra le ns. possibilità. Abbiamo vissuto e viviamo, sotto le ns. possibilità.

Non ha senso oggi dire se il bonus sul monopattino è meglio di altri provvedimenti, se dare la mancetta da una parte è meglio del contentino dall’altra perché c’è un avanzo primario in atto dunque ogni spesa è vanificata dall’eccesso di prelievo fiscale.

La spesa pubblica di qualità, nel lungo periodo, rende un paese più competitivo. Ok è vero. Ma molta della spesa pubblica italiana è dipesa dagli interessi sul debito pubblico dopo il 1981 e oggi non si investe proprio per via dell’avanza primario. Un cane che rincorre la coda insomma.

Un’altra considerazione. L’Italia fa la cura dell’austerità appunto dal 1992 perché gli italiani sono cialtroni e meritano questo, ecc.. Ma dopo tutto questo tempo non dovrebbero esserci degli effetti positivi anche se non risolutivi? Quando uno fa una cura migliora gradualmente e non di botto. Giusto? Invece non si è visto nessun miglioramento, anzi le cose vanno sempre peggio.

Sarà forse che l’austerità e il rigore dei conti pubblici sono come il salasso e l’elettroshocK? Cioè pseudoscienza?

Abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità?

Se così fosse, in base al principio della partita doppia dovremmo avere per esempio:

  • i conti degli italiani sempre in rosso;
  • un fortissimo indebitamento privato.

Oppure una bilancia commerciale verso l’estero in debito per 70 anni. Al contrario, le esportazioni sono cominciate ad andare male con l’euro e ancora prima con lo SME (cambio semifisso).

Siamo uno dei popoli più risparmiatori del mondo. Ma poi sempre seguendo il principio della partita doppia, dal dopo guerra agli 80, chi ha dato i soldi agli italiani per vivere sopra le loro possibilità? Chi li ha stampati prima? E chi li rivuole indietro adesso?

Sembra proprio invece che sia successo il contrario. Bei pezzi di PIL sono nelle mani degli stranieri che hanno comprato il ns. debito pubblico in massa e gli italiani con le loro tasse (popolo di evasori?) hanno pagato gli interessi agli stranieri [7].

La colpa è del liberismo. Ecco perché
  • Il nazismo si basa su una falsa ideologia: la superiorità della razza.
  • Il comunismo si basa su una falsa sociologia: la dittatura del proletariato.
  • Il liberismo si basa su una falsa economia: la mano invisibile del mercato che tutto regola al meglio.

Lo stato non deve intervenire, il teologumeno è solo il marcato e le cause del declino italiano sono servite un piatto d’argento.

Esiste un indice che misura la disuguaglianza, si chiama indice GINI. Questo indice è aumentato negli ultimi 30 anni tutto il mondo [2] (pagina 222). Perché aumentano le diseguaglianze sociali? Non si dice sempre che il ceto medio si sta impoverendo? E vero. I poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Non solo in Italia. In Italia finora, forse, meno che altrove. Perché questo accade?

Perché il guadagno è in due cose:

  • aumento della quantità venduta di beni e servizi;
  • aumento del margine per unità venduta di beni e servizi.

Quando a metà degli anni 70 le grandi imprese multinazionali si resero conto che la crescita era alla fine perché le quote di mercato e le nicchie di mercato erano sempre più rare e più difficili da conquistare e mantenere,  qualcuno capì che per continuare a fare soldi con lo stesso ritmo di poco prima bisognava aumentare il margine per unità venduta piuttosto che aumentare le quantità vendute. [8]

Aumentare i margini significa più utili in borsa. E come si fa ad aumentare il margine con la partita doppia? Si taglia il costo del lavoro, in modo che pesi di meno su ogni singola unità venduta. Conseguenze?

Licenziamenti, legislazione del lavoro “flessibile” dunque spostamento della ricchezza dal lavoro al capitale (utili in borsa).

Chi detiene molte azioni e obbligazioni? Le famiglie? No. I fondi di investimento, compresi i fondi pensione stessi.

Il capitalismo ha attraversato 4 fasi dal dopoguerra a oggi come dice egregiamente Nino Galloni in questa lectio magistralis.[8]

Il vecchio liberismo dell’ottocento si appoggiava alle teorie di Charles Darwin sulla selezione naturale che vennero prese a scusa per affermare due cose: [13][14]

  • la competizione è naturale;
  • la competizione porta equilibrio.

Sono passati gli anni, ma sotto, sotto, l’idea distorta è rimasta la stessa. Il liberismo afferma che il mondo in cui viviamo è il migliore dei mondi possibile perché si basa su evoluzione naturale ed equilibrio, dunque va accettato e non cambiato.

Lo stato non deve impicciarsi, semmai deve intervenire per porre rimedio alle temporanee crisi di mercato che sono da considerarsi solo come assestamenti normali di un’omeostasi di lungo periodo.

Peccato che:

  • l’uomo non è come gli altri animali;
  • il pensiero scientifico procede per logica e per dimostrazione empirica e non per analogia con altre teorie.

Per altro le teorie di Charles Darwin sono state e sono ampiamente contestate. [13][14] .

Il liberismo, per affermarsi dagli anni 80 ad oggi, ha avuto bisogno di nuove teorie economiche da proporre prima nelle università, poi alla politica quindi al pubblico, attraverso i media. Non esistono più destra e sinistra ma solo il pensiero unico[5.2]: giusta espressione coniata da Ignacio Ramonet.

I primi alfieri politici di queste “riforme” che dagli anni 80 imperversano in tutti i paesi OCSE sono stati Ronald Regan e la Margaret Tacher.

L’aumento del debito privato

Le conseguenze dell’impoverimento quali sono?

Se i lavoratori vedono diminuire i guadagni, come si mantiene lo stesso livello di vendite? Ma è semplice: aumentando il credito al consumo quindi il debito privato. Conseguenza in partita doppia: chi fa credito si arricchisce, chi si indebita si impoverisce e le diseguaglianze sociali aumentano.

Ma non è finita qui. Chi fa credito corre un rischio dal quale deve coprirsi e lo farà con strumenti finanziari sempre più sofisticati, che a loro volta, diventano anche negoziabili. (derivati).

A lungo andare la cosa si fa pericolosa perché si tratta di ricchezza che ha una “leva” dietro al quale c’è un poveraccio indebitato che paga  (es. mutui subprime) perciò questi strumenti diventano pericolosi e tossici e sono diventati le infiltrazioni nelle fondamenta dell’economia preparando il terreno alle crisi finanziarie.

La giustificazione accademica

Il liberismo moderno (o neo-liberismo) si basa sulle teorie di Milton Friedman e Von Hayek, economisti e premi Nobel negli anni 70 e dopo di loro, sui contributi di altri. Oggi la cd. economia neo-classica va per la maggiore nelle università, in politica, nei media.

Quando vedi un economista in televisione, fai una ricerca e scopri a quale scuola appartiene perché il conduttore non te lo dice.

Le teorie liberiste a mio avviso sono elaborazioni matematiche che funzionano solo alla lavagna. Risultato: il significante non rappresenta quasi mai nessun significato della realtà sociale e il tutto si discioglie in un abbaglio epistemologico.

Io ho una mia spiegazione per questo. Milton Friedman e Karl Popper, il famoso filosofo della scienza, erano amici. Karl Popper negava la validità del metodo induttivo nell’indagine scientifica e Milton Friedman e gli altri, secondo me, lo presero troppo alla lettera.

Conseguenza: oggi abbiamo una generazione di economisti che elaborano teorie matematiche deduttive, calate dall’alto, senza fondamento nella realtà.

Quanto detto presumendo ovviamente la buona fede. Tuttavia, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e se sei  una persona di mondo dovresti sapere che le università americane usano finanziamenti privati per ricerca e programmi di studio. Cosa ti viene in mente?

Critiche alla teorie economica dominanti, il cd. “mainstream”, vengono anche dai fisici. Ti segnalo questi lavori di Francesco Sylos Labini [5.3] e di Mark Buchanan [5.4] . Questi scienziati mettono in luce la carenza dei modelli macroecomici mainstream, rispetto alla capacità prevedere le crisi.

Alcuni studenti e professori hanno fondato un’associazione internazionale [5.5] con lo scopo di favorire un ripensamento della dottrina economica e un maggior pluralismo teorico, metodologico e interdisciplinare.

A mio avviso la scuola macro economica che più si avvicina a comprendere la realtà è quella post-keynesiana basata su questi sette principi scientifici[5.6]

Conclusioni

Ripetiamo: la teoria della banca centrale indipendente nasce negli anni 70 come risposta all’inflazione. In Europa la teoria è stata portata alle estreme conseguenze.[15] Oggi i paesi dell’euro hanno rinunciato alla sovranità monetaria. Chi di loro riesce bene nelle esportazioni (Germania e suoi satelliti) si appropria dei soldi degli altri, chi riesce male, deve chiedere soldi al “mercato” al tasso stabilito dal mercato stesso  e dalle sue convenienze. Ma il cittadino non ha votato il mercato.

Abbiamo visto che il debito pubblico non è stato un problema fino al 1981 e dopo quella data, la vera spesa improduttiva dello stato sono stati i miliardi di interessi pagati in misura superiore al necessario.

Abbiamo visto che inflazione e svalutazione non sono state un problema, mentre corruzione ed evasione sono fenomeni che devono essere analizzati con cura perché, di per sé, non distruggono ricchezza.

Abbiamo visto che, invece, le “crisi” sono l’effetto di rarefazione monetaria e voler mantenere stabile il valore della moneta (bassa inflazione), significa far girare pochi soldi e mantenere e un’alta disoccupazione (euro).

Naturalmente il liberismo non è una pestilenza che viene dal nulla. Per aprirgli la porta, in ogni paese, occorre una classe dirigente locale che lo faccia.[10]

I poteri dello stato sono quattro:

  • monetario;
  • legislativo;
  • esecutivo;
  • giudiziario.

Senza il primo gli altri tre sono lesi gravemente e la democrazia è limitata.

Bibliografia e risorse

[1]
<<1981: il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia. Come nacque la dittatura dei mercati finanziari>> – Daniele Della Bona, Edizioni Sì.

[1.1]

Come si_finanziava l’Italia prima del_divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia Parte 5

[2]
<<Ripensare il capitalismo>> – AA.VV., Edizioni Laterza

[3]
Gli effetti reali della corruzione sul debito pubblico e sulla crescita economica? Quasi nulli

[4]
L’oscar delle monete assegnato alla lira

[4]
Il falso pericolo dell’inflazione

[5]
Evoluzione del saldo primario italiano

[5.1]
Economia d’Italia

[5.2]
Pensiero unico

[5.3]

L’economia neoclassica? Una pseudoscienza

[5.4]

Perché le crisi economiche non vengono previste?

[5.5]

Rething Economics Italia

[5.6]

Economia post-keynesiana

Morte e resurrezione di Keynes [6]

Zibordi spara a zero sul debito pubblico [7]

Modelli di capitalismo dal dopoguerra a oggi [8]

Summit MMT – Nino Galloni: Il divorzio tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia [9]

 

Il Ministro Andrea Orlando (Pd) confessa: Governo ricattato dalla BCE sul Pareggio di Bilancio [10]

Ostaggi della follia economica [11]

Nessuna possibilità di fallire per uno Stato che crea la sua moneta – Joseph Stigliz  [12]

COSE CHE NON VI RACCONTANO DI CHARLES DARWIN [13]

QUESTO TU SEI PER LORO: MERCE DA SCAFFALE – Enzo Pennetta [14]

AMATO CONFESSA: ECCO COME VI ABBIAMO PORTATO NELL’EURO! FOLLIA PURA! [15]